Avvocato Santaiti, molestie sessuali: ‘Perché è difficile provare le violenze in tribunale’

Massimiliano Santaiti, avvocato di Elisa Consoli vittima di maltrattamenti da parte del marito, commenta i dati statistici che vedono solo 4 femminicidi su 10 puniti dalla giustizia: la maggior parte dei processi si risolvono con l’assoluzione di chi maltratta

LA 7  “TRASMISSIONE L’ARIA CHE TIRA”

Omicidio Meatta – I Fatti Vostri – Avvocato Massimiliano Santiti

Questa è la storia di Natascia Meatta, 27 anni, uccisa il 17 settembre del 2014, mentre è in casa con sua figlia di due anni e mezzo. Il suo ex compagno, che era andato a trovarla, le ha sparato, colpendola alla testa. Una storia che ha parecchi risvolti e di cui l’Aria che tira ha parlato in studio a lungo con la madre, Rita Caldara.

Clicca qui per vedere l’intervento dell’Avvocato Santaiti in tv a I FATTI VOSTRI (dal minuto 80 al minuto 92 della trasmissione)

Omicidio Meatta, Avv. Santaiti: “La Procura ha lavorato male”

L’avvocato Massimiliano Santaiti è intervenuto ai microfoni di “Legge o Giustizia” su Radio Cusano Campus in vista del processo in Cassazione per l’omicidio di Natascia Meatta.

Santaiti è diventato da poco il legale rappresentante di Rita Caldara, la mamma di Natascia.
“La storia di Natascia Meatta è legata in qualche maniera alla storia di Chiara Insidioso Monda – ha spiegato Santaiti – la signora Rita Caldara è arrivata a me tramite il padre di Chiara. Purtroppo la signora è arrivata a me solo in prossimità della sentenza di appello, al secondo grado di giudizio. Dopo aver letto le carte mi sono convinto che non era stata resa giustizia a Natascia già nella sentenza di primo grado”.

Secondo Santaiti sono stati commessi diversi errori che, sommati, hanno portato alla condanna a 5 anni per omicidio colposo Alessandro Popeo, ex compagno di Natascia, il quale ha sparato colpendo alla testa la ragazza di fronte alla loro bambina.
“Secondo me la procura ha operato male fin dall’inizio perché ha lasciato passare troppo tempo e non ha saputo acquisire subito le prove nell’immediatezza del fatto. Infatti ha proceduto all’arresto di Alessandro Popeo soltanto ad un mese dal delitto. E’ un caso che è partito male e si è quindi giunti ad un sentenza che ritengo ingiusta”.

Qual è l’obiettivo del ricorso in Cassazione?
“La parte civile non può ricorrere in appello ne fare ricorso in Cassazione. In questo caso quello che ho cercato di fare io è stato pungolare la procura generale perché non si chiudesse definitivamente in appello questo caso e quindi si frapponesse il ricorso in Cassazione. L’unico motivo rilevante per la procura è rappresentato dal fatto che la Corte d’assise d’appello non ha considerato l’importanza di disporre di una nuova perizia balistica. E’ importante dire che sia la sentenza di primo grado che quella di secondo si sono fondate su delle prove narrative. Ossia su quello che lo stesso imputato e un altro teste chiave hanno riferito. Ecco perché era necessario affiancare a delle prove narrative delle prove tecniche quali ad esempio la perizia balistica, dalla perizia medico legale e da altri requisiti che non sono stati valutati”.

Può la signora Rita Caldara accedere ad un fondo di garanzia per le vittime dei reati violenti?
“Il fondo di garanzia non esiste. Essendo un omicidio colposo per i giudici di primo e secondo grado la signora Rita Caldara non avrebbe diritto in ogni caso ad alcun indennizzo. Se l’omicidio viene giudicato colposo non c’è stata alcuna violenza e quindi le vittime non possono accedervi. Chiaramente non si tratta di omicidio colposo ma di omicidio volontario. Se la Cassazione non riapre il caso di Natascia nessuno s’interesserà più alla storia.”

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Cartella esattoriale nulla se priva del calcolo degli interessi, SC: “Non consente a cittadino di difendersi”

Una cartella esattoriale che non contiene al suo interno, o comunque in allegato, lo schema di calcolo degli interessi sullo ammontare del debito tributario è insanabilmente nulla, in quanto, in dispregio rispetto ad ogni garanzia di difesa, non consente al cittadino e al contribuente che intenda verificare la legittimità dell´ammontare della pretesa impositiva dell´amministrazione di poterlo fare, ed è quindi lesiva di ogni basilare diritto di difesa.

Lo ha affermato la Sesta Sezione Tributaria della Suprema Corte di Cassazione con la recentissima ordinanza 10481, depositata lo scorso 3 maggio 2018. Una pronuncia stringatissima che, pur iscrivendosi nel solco della giurisprudenza della Suprema Corte, per la sua nettezza e per i toni categorici del principio enunciato, non mancherà di rappresentare un precedente giurisprudenziale di primaria importanza.

Il ricorso in Cassazione era stato proposto dall’Agenzia delle Entrate che aveva chiesto al giudice di legittimità l´annullamento di una sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania aveva definito una controversia relativa ad
impugnazione di cartella di pagamento recante iscrizione a ruolo delle somme dovute dalla contribuente ai fini IRPEF per l´anno 1996 così come risultanti da un avviso di accertamento divenuto definitivo a seguito di
sentenza irrevocabile, annullando la predetta cartella limitatamente all´importo degli interessi dovuti, mancando l´indicazione dei criteri di calcolo. La Suprema Corte ha ritenuto in ogni caso infondati e meritevoli di rigetto i motivi di ricorso articolati dall´Agenzia delle Entrate.

Infondato e rigettato dai giudici di Piazza Cavour il primo motivo di ricorso con cui la difesa erariale, deducendo la violazione e falsa applicazione degli artt. 10,
11, comma 1, 20 e 25, comma 2, d.P.R. n. 602 del 1973, aveva sostenuto che avevano errato i giudici di appello nel ritenere necessaria l´esplicitazione nella cartella di pagamento, peraltro redatta secondo l´approvato modello ministeriale, dei criteri di calcolo degli interessi, essendo gli stessi rigidamente predeterminati per legge. Ciò in quanto “il motivo in esame si pone in aperta contraddizione
con il principio giurisprudenziale, più volte ribadito da questa Corte e dal quale non v´è ragione di discostarsi, secondo cui, «in tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento degli interessi maturati su un debito tributario dev´essere motivata dal momento che il
contribuente dev´essere messo in grado di verificare la correttezza del calcolo degli interessi» (Cass. n. 8651 del 2009 e n. 15554 del 2017).

Parimenti, è stato ritenuto infondato e pertanto rigettato il secondo motivo di ricorso, con cui la ricorrente aveva dedotto la
violazione e falsa applicazione degli artt. 7 della legge n. 212 del 2000 e 3 della legge n. 241 del 1990, per avere la CTR sancito la nullità della cartella per omessa allegazione alla stessa della sentenza definitiva emessa nel
giudizio di impugnazione dell´avviso di accertamento.

Dolo eventuale e colpa cosciente: la Cassazione delinea le differenze

Avv. Francesca Servadei – La Corte di Cassazione pone la sua attenzione sulla distinzione tra colpa cosciente e dolo eventuale. E lo fa attraverso due recenti pronunce.

Dolo eventuale e colpa cosciente, le differenze
Con la n. 14776/2018 (sotto allegata), la prima sezione della Suprema Corte asserisce che il principio del dolo eventuale che si rintraccia nell’articolo 43 del Codice Penale si realizza nel caso in cui il soggetto agente non avrebbe posto condotte omissive al fine di impedire l’evento; in tal caso l’evento morte e l’elemento distintivo tra dolo eventuale e colpa cosciente si rintraccia nell’elaborazione mentale dell’agente nei confronti della verificazione dell’evento.

Tale principio di diritto è stato avanzato dalla IV Sezione del Palazzaccio, con sentenza 30 marzo 2018, numero 14663. Per quanto riguarda quest’ultima sentenza la Corte, riprendendo un orientamento della I Sezione Penale (cfr. sentenza n. 18220/2015), ha affermato che vi è dolo eventuale nel caso in cui il soggetto agente abbia preso in considerazione l’eventualità di commettere un reato ovvero si sia posto nella situazione di commetterlo accettando che non si sarebbe arrestato nel porre in essere la condotta illecita neanche se avesse avuto certezza della verificazione dell’evento; per quanto riguarda poi la colpa cosciente il soggetto pur avendo in mente la verificazione dell’evento non accetta il rischio che questo si possa verificare, a differenza invece del dolo eventuale dove il rischio dell’agente viene preso in considerazione.

La sentenza 14476/2018 si riferisce al caso in cui la morte si è verificata come conseguenza di colpa determinata per la violazione delle leggi che regolano la circolazione stradale, violazione questa che ha causato il decesso del pedone intento ad attraversare la strada.

Nella sentenza n. 14663/2018, la Cassazione ha ritenuto applicabile la cosiddetta “formula Frank” per stabilire se il soggetto agente avesse agito per motivi di lucro ovvero per aumentare la propria importanza agli occhi degli utenti.

Con tale sentenza, che vede imputato un sanitario che operava persone in età avanzata solo per ottenere fondi dalla Regione, il dolo eventuale si realizza nel caso in cui l’agente-sanitario non si sarebbe trattenuto dall’operazione, ossia il dolo eventuale si configurerebbe soltanto nell’ipotesi in cui si ha la contezza che il medico accetta il rischio che non solo il paziente possa morire, ma anche nel caso in cui abbia voluto portare a termine l’operazione rappresentandosi il decesso.

AVV. FRANCESCA SERVADEI

“IL ROTARY A SCUOLA”:“Bullismo e cyberbullismo”

Istituto Comprensivo “Melissa Bassi”(Tor Bella Monaca)

Avvocato Massimiliano Santaiti responsabile del progetto

Rotary Club Roma Circo Massimo
Distretto 2080
“IL ROTARY A SCUOLA”:“Bullismo e cyberbullismo”
Istituto Comprensivo “Melissa Bassi”(Tor Bella Monaca)
Roma, 09 Marzo 2018, ore 9:00, plesso scolastico di Via Aspertini n. 325;
Roma, 15 Marzo 2018, ore 9:00, plesso scolastico di Via dell’Archeologia n. 137;
Introduce e indirizzo di saluto
Dott. Nicola LISTORTI – Presidente del Rotary Club Roma Circo Massimo
Dott.ssa Savina DEIANA – Governatore del Distretto Rotary 2080
Simulata del processo:
Magistrati (in ordine alfabetico):
Dott. Giacomo EBNER, Dott. Francesco MELE, Dott.ssa Maria MONTELEONE,
Avvocati (in ordine alfabetico):
Avv. Daniele BOCCIOLINI, Avv. Nadia BONI, Avv. Irma CONTI, Avv. Vincenzo COMI, Avv.
Stefano DI PERNA, Avv. Elisa FALCONE, Avv. Federica FEDERICI, Avv. Maria Grazia LICCI,
Avv. Riccardo LUPONIO, Avv. Samantha LUPONIO, Avv. Enrico MAGGIORE, Avv. Raffaele
MAGLIARO, Avv. Massimiliano SANTAITI, Avv. Clara VENETO, Avv. Paolo VOLTAGGIO
“Aspetti psicologici del fenomeno”
Psicologhe/Psicoterapeute:
Dott.ssa Erica MUSCOGIURI, Dott.ssa Claudia COLAMEDICI
conclude
Avv. Massimiliano SANTAITI (Rotary Roma Circo Massimo – Responsabile del
Progetto)

Avvocato Santaiti, molestie sessuali: Perché è difficile provare le violenze in tribunale

Massimiliano Santaiti, avvocato di Elisa Consoli vittima di maltrattamenti da parte del marito, commenta i dati statistici che vedono solo 4 femminicidi su 10 puniti dalla giustizia: la maggior parte dei processi si risolvono con l’assoluzione di chi maltratta